SNatura 2014 – testo di Massimo Schiavoni

Vedere noi stessi tra gli altri

 

È dalla conquista di vedere noi stessi tra gli altri,
come un esempio locale delle forme che la vita umana ha assunto localmente,
un caso tra i casi, un mondo tra i mondi,
che deriva quella apertura mentale
senza la quale l’oggettività è autoincensamento e la tolleranza mistificazione.

Clifford Geertz

 

Mi piace pensare che SNatura – Art Human Dream 5 – ideato e curato anche per questa edizione dal duo di artisti e curatori William Vecchietti e Roberta Conti – ci riporti senza retoriche alla vera essenza dell’arte: esprimersi liberamente per condividere. Una condivisione orizzontale, senza egemonie né substrati, senza etnocentrismi né ideologie periferiche, poiché l’arte – politica o antipolitica che sia – qui ha necessità (e la possibilità) di ri-trovarsi nelle coscienze personali, etiche e democratiche che dal nostro Territorio nascono e nel tempo si perfezionano.

Coscienza psicologica, morale e creativa inquadrata in una contemporaneità mutilata; poco tempo oggi per guardare, pensare, camminare, e l’alfabetizzazione – ridotta a 140 caratteri – è un optional forzato. Bisogna riprendere quel che è stato sempre nostro, e l’uomo deve farsi carico delle sue responsabilità, attraverso il recupero delle proprie radici. Uscire di casa, parlarsi negli occhi, sbucciarsi un ginocchio, scrivere a mano libera, ascoltare un rumore, correre sotto la pioggia, aiutare un anziano o educare un bambino. Qual è e in che direzione sta andando la nostra natura? Stiamo davvero perdendo il senso di stare al mondo? Nella post-modernità non c’è spazio per immobilità e affettività, valori e sensibilità? Certo è che siamo figli del nostro tempo.

Snatura 2014 ha già nel suo DNA il cambiamento e la trasformazione per indagare mezzi e codici in divenire, e, attraverso il suo specifico essere – a prescindere dalla forma mentis delle opere presentate – concentra su di esso una miriade di attenzioni e immaginazioni. Video, arti pittoriche e plastiche, performance, installazioni e workshops non sono che la meraviglia dei nostri sensi che spianano la marcia collettiva contro rassomiglianze, ambiguità, ambizioni e falsità per una naturale dignità. Gli eventi site-specific e live, pensati ed inseriti in un particolare luogo per un tempo anche indefinito, hanno quella sorta di energia che chiamo “verità emotiva”, capace di veicolare il fruitore in più mondi paralleli restituendogli il perché dell’arte e la techně dell’artista. Un hic et nunc antropologico che combina sia la precisione sia la tensione mistica per un concentrato di vita. È qui che nasce l’opificio a cielo aperto, dove i metodi particolari di formazione si mescolano con armonia ed equilibrio, e ciò che conta più di ogni altra cosa, è la predisposizione interiore. In questo caso, nella magnifica cornice del Castello del Cassero di Camerata Picena in provincia di Ancona, i performers – dall’artista al tecnico, dal passante alla nonna curiosa fino alla bambina meravigliata – saranno tutti e comunque protagonisti partecipativi perché è nella presenza che c’è identità. E a questo evento siamo tutti invitati, con il nostro corpo e le nostre fragilità, con le nostre domande e le nostre conoscenze, con i nostri amori e, perché no, le nostre medicine.

In questo teatro all’aperto tutto sarà possibile, perché la magia sta nell’aver messo assieme linguaggi e sovrapposizioni di diversa ampiezza che si articolano in una “unità funzionale” quasi rituale, dove la socialità elimina ogni conflittualità. Bisogna snaturarsi quindi per ritornare se stessi e recuperare il tempo perduto, per vedere noi stessi tra gli altri. Facciamo però che sia un’esperienza dell’essere e non una scuola di abilità, facciamo che per una volta tutti vedano tutto, senza file né permessi, senza pass né giudizi e si veicoli al meglio, di mano in mano, questo magnifico evento.

Art Human Dream è riuscita, nel corso degli anni, a re-insegnarci il senso dell’esperienza condivisa e del confronto, articolato attraverso il viaggio, lo spostamento e l’incontro; è anche un modo di capire come ci si adatti ad ambienti e sensibilità altre. Anche l’aspetto itinerante ha la sua importanza fondamentale se si considerano gli artisti (e non) come predicatori medioevali, capaci qui di trasmettere cultura, poiché quest’ultima esiste nella capacità che gli esseri umani hanno di trasmettere messaggi. Messaggi dalle diverse forme ed essenze, sia prototipi che schematizzati, comprensibili o meno, comunque capaci di mettere in relazione il creato per accorciare le distanze, unire le lontananze. Proviamo qualche volta a non essere poveri dentro, a non guardare sempre e solo di fronte, a non considerare migliore solo l’irraggiungibile; facciamo gruppo, almeno noi che siamo così vicini e magari ci ritroviamo più sicuri, forti e tranquilli. Poche risorse economiche a disposizione, zero budget o agganci opportunisti, niente prime donne per un incontro relazionale come pochi in Italia; abbiamo fame di mani e idee, di carta e fango, di pietre e mattoni, di differenze e autenticità. Erigere, poi, generosità.

Massimo Schiavoni

Settembre 2014

snaturaCardok

Massimo Schiavoni
Massimo Schiavoni è docente, artista visivo, project manager e fotografo di scena. Con le sue videoperformance ha rappresentato l’Italia in diversi festival internazionali: La File de Cortometrajes, ULFF, Filmets, EUROSHORT, International Panorama of Independent Filmakers of Film e Video e molti altri.
Arteologo del contemporaneo è attento alle esperienze della giovane scena performativa e all’interazione delle forme teatrali–coreutiche con l’antropologia, la sociologia e l’estetica dei nuovi media.
Nel 2014 ha pubblicato il saggio Danza Paola, danza! in Corpo politico. Distopia del gesto, utopia del movimento a cura di Silvia Bottiroli e Silvia Parlagreco. Editoria & Spettacolo, Spoleto, 2014.
Nel 2013 ha curato il volume Creatori di senso. Identità, pratiche e confronti nella danza contemporanea italiana, Aracne Editrice, Roma. Nel 2011 ha pubblicato il volume PERFORMATIVI. Per uno sguardo scenico contemporaneo, Gwynplaine Edizioni, Camerano (AN) e sempre nel 2011 ha pubblicato il saggio Antropologia coreutica di Francesca Proia. Fenomenologie e riferimenti storici performativi come sviluppo dell’immagine corporea in Declinazioni yoga dell’immagine corporea. Due studi complementari di Francesca Proia per la Titivillus Edizioni, Corazzano (PI).
I suoi studi sono presenti nelle principali pubblicazioni scientifiche/biblioteche accademiche fra le quali MJ – Mimesis Journal. Scritture della performance (Accademia University Press, Torino); La Metamorfosi sulle scene italiane (AIR – Archivio Istituzionale della Ricerca dell’Università degli studi di Milano); Stanford University Libraries.
Collabora dal 2005 con il network scientifico Digicult – Digital Art, Design & Culture di Milano.

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